• Gigi De Palo

16. Servizio: un altro nome della leadership

Aggiornato il: 19 ott 2020

Nel 2004, nonostante fossi ancora un giovinastro senza arte né parte, mi candidai e vinsi il Congresso delle Acli provinciali di Roma. Le Acli sono una grande associazione nata nel 1944 che si occupa ancora oggi di lavoratori, immigrati, famiglie, anziani... e che conta oltre un milione di tesserati.

Venni eletto non tanto per la mia competenza, né per la mia esperienza, ma per l’amore e la passione che ci mettevo nell’ascoltare i vari presidenti dei circoli, provando a risolvere i problemi delle associazioni sul territorio. Le Acli di Roma, all’epoca, non se la passavano molto bene. Venivano addirittura da un commissariamento di quattro anni. Purtroppo in ambito associativo quando ci sono interessi economici, le associazioni diventano un luogo molto ambito dove il furbacchione di turno cerca di trovare il suo tornaconto. Nonostante queste difficoltà le Acli di Roma, quando sono diventato presidente, avevano circa 40.000 tesserati di sistema, e sedici sedi di Patronato e di Caf, per un totale di oltre sessanta dipendenti. Insomma: non proprio una passeggiata di salute per un ventisettenne inesperto. E così, senza alcuna preparazione, mi sono ritrovato a dover assicurare ogni mese decine di stipendi, a gestire le varie sedi pagando affitti e bollette, a portare avanti tutte le relazioni istituzionali interloquendo con la schiena dritta con sindaci e presidenti della Regione, a partecipare ai vari tavoli per l’emergenza freddo, l’emergenza caldo, l’emergenza rifugiati, ad amministrare le risorse associative, ma soprattutto a cercare di risolvere l’alta conflittualità tra i vari presidenti delle associazioni.

Devo essere sincero: in quegli anni difficili, faticavo ad addormentarmi, oppure mi svegliavo di notte per le preoccupazioni e le responsabilità. Mi tranquillizzava un solo pensiero: non avevo fatto nulla per essere eletto e sapevo che avrei fatto tutti contenti, compreso me, solo se mi fossi messo a “lavare i piedi”. Cosa intendo? Che l’unica cosa che dovevo fare era mettermi al servizio delle necessità dell’associazione. Che non mi veniva richiesto un curriculum impeccabile, ma una gran voglia di darmi in pasto e di lavorare. E lì ho capito che la leadership ha molto a che fare con il servizio e l’esempio. Non ero stato votato perché avevo promesso la soluzione di tutti i problemi, ma perché ci credevo tanto. Perché non mi risparmiavo, non facevo calcoli e ci provavo sempre, senza badare alla stanchezza. Gli anziani che mi avevano votato avevano visto che volevo spaccarmi la schiena e che ero disposto, con il mio motorino sgangherato, a girarmi i circoli sul territorio. Una leadership immediata e diversa da quella dei presidenti passati, attenti più alle logiche politiche che non a darsi da fare.

Da quando faccio corsi sulla leadership etica, ho sperimentato che questo spirito di servizio si può insegnare. Ed è uno dei segreti più grandi che impatta maggiormente nel cambiamento di situazioni lavorative ormai incancrenite, perché non c’è dipendente che lavora con più passione di quello a cui hai lavato i piedi, di quello che ha visto il tuo desiderio di mettersi al suo servizio. Provare per credere.



241 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti