• Gigi De Palo

9. Leadership, lavoro e affettività

Ho detto e scritto più e più volte che la leadership di una persona non a che fare solamente con i libri che ha letto, con i corsi che ha fatto o con i master che ha conseguito. La leadership di ciascuno di noi ha a che fare con quello che siamo. Con la nostra vita. Con le nostre esperienze, le nostre cadute e le nostre piccole grandi vittorie quotidiane.

Nel mondo del lavoro (e, aggiungo: anche nei corsi sulla leadership che vengono fatti all’interno delle aziende) è sempre più frequente imbattersi in un approccio che tende a sottolineare come siamo chiamati ad essere una sorta di Giano bifronte: un conto è il nostro atteggiamento in ufficio, un altro è il comportamento che dobbiamo tenere in casa o in famiglia. Un conto è il business, un conto sono gli affetti.

Io stesso ho ascoltato con le mie orecchie manager e dirigenti che sottolineavano ai loro dipendenti questa differenza sostanziale: sul posto di lavoro ti devi comportare in un modo, a casa in un altro. Non puoi portare sulla tua scrivania quello che sei quando non lavori.

Niente di più falso e di pericoloso. Che ci piaccia o non ci piaccia, noi siamo un’unica persona nella quale convivono l’anima lavorativa e l’anima affettiva. A maggior ragione a proposito della leadership: non si può esercitarla in modo così differente perché vorrebbe dire che in uno dei due contesti stai fingendo. In quale? Sei un’ottima manager e una pessima madre o un’ottima madre e una pessima manager?

Ho sempre diffidato di chi è uno squalo in azienda e un agnellino premuroso coi suoi figli appena finisce l’orario di lavoro. Voi vi fidereste di una persona così? Questa si chiama schizofrenia. Questa si chiama ipocrisia. Non voglio dire che dobbiamo trattare la nostra segretaria come nostra moglie, ci mancherebbe. Sto cercando di dire che non possiamo permetterci di essere padri o madri amorevoli e nello stesso tempo dirigenti o manager che mettono sulle spalle dei loro dipendenti pesi insopportabili e insostenibili. La leadership etica non ama offrire un elenco di regole da seguire, non ti darà mai (come fanno molti libri che vanno per la maggiore) i 10 comandamenti che se applicati ti cambieranno la vita. La leadership etica cerca di formare e migliorare l’umanità delle persone insistendo su un concetto: se sei un buon leader sarai allo stesso tempo un buon dirigente e una buona madre o buon padre. I due ambiti non sono in contrasto, ma sono direttamente proporzionali. Anzi, se proprio vogliamo dirlo a livello dirigenziale chi riesce a farsi contaminare dalle esperienze familiari porta nel suo lavoro un valore aggiunto in termini di umanità, problem solving, ascolto, rapidità decisionale…


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