• Gigi De Palo

6. Tanti corsi sulla leadership, pochi frutti

Un paio di anni fa, leggendo l’introduzione di un libro che parlava di leadership del Dalai Lama (La via del comando, Mondadori), mi sono imbattuto in questa frase che mi ha fatto molto riflettere: “Nel mondo di oggi la corsa al profitto e il capitalismo si confrontano con problemi quali sostenibilità ambientale, povertà, crisi economica e di valori… per questo è necessaria una leadership diversa da quella insegnata nelle scuole di management…”.

Niente di più vero.

Come mai, infatti, dopo tutti i corsi sulla leadership che sono stati e vengono tuttora effettuati nelle più importanti multinazionali, dopo la formazione fatta al personale di tutti i governi del mondo, dopo il proliferare di percorsi per migliorare la propria vita sponsorizzati sui social network, il mondo non se la passa poi tanto bene?

Perché c’è ancora tanta diseguaglianza? Perché se i leader mondiali hanno consulenti strapagati sul tema della leadership, assistiamo ad una corsa sfrenata al profitto, agli armamenti, allo sfruttamento miope delle risorse della terra?

Perché?

Ve lo dico io: perché il Dalai Lama ci ha preso! Ha centrato il punto: la leadership insegnata sinora nelle scuole di management (chiaramente perdonerete il fatto che, in poche battute, dovrò necessariamente essere tranchant e generalizzare) non ha una base etica. Perché i percorsi che vengono proposti e acquistati dalle aziende o dagli organi governativi per i loro dirigenti e funzionari hanno come fine ultimo quello di insegnare a realizzare i propri obiettivi. L’immagine proposta del leader è quella del vincente. Di quello che non sbaglia un colpo. Quella del manager abbronzato, palestrato, in giacca e cravatta che fa crescere la sua azienda spremendo al massimo i suoi collaboratori. Nella narrazione cinematografica, per lo più anglosassone, è pieno di film che mettono in luce questo ideale. Faccio solo due esempi: Americani (memorabile la scena dove Alec Baldwin strapazza i suoi dipendenti e gli annuncia un imminente licenziamento se non riusciranno a vendere alcuni immobili) e il più recente The wolf of Wall street che racconta la storia di uno spregiudicato broker newyorkese interpretato da Leonardo Di Caprio.

Sì, è vero, quelli sono solo dei film, ma sono certo che chi sta leggendo queste righe sa benissimo che quella mentalità è la stessa che è entrata e sta entrando prepotentemente anche nelle aziende nostrane.

Ma è giusto o sbagliato insegnare a realizzare i propri obiettivi?

È giusto o sbagliato insistere con la realizzazione di sé stessi?

È un argomento troppo serio per concluderlo adesso. Intanto vi lascio con questo interrogativo.

Pensateci.

Pensiamoci.




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