• Gigi De Palo

5. I leader che cambiano la vita

Quando faccio i miei corsi, solitamente nella seconda ora di lezione, faccio fare un esercizio semplice che, spesso, mette in difficoltà le persone. Senza troppe spiegazioni faccio elencare dai miei studenti, siano essi manager di grandi aziende o giovani laureati, tre persone che hanno influenzato la loro vita e perché. Solitamente qualcuno alza sempre la mano per chiedere ulteriori spiegazioni, ma io lo liquido brevemente dicendogli che possiede già tutte le informazioni del caso per fare un buon lavoro. Faccio così perché non voglio condizionarli. Voglio lasciarli liberi di dire chi vogliono. E’ divertente e formativo osservarli mentre riflettono. Sulle prime nessuno scrive nulla, poi succede qualcosa, si sciolgono e riempiono il foglio.

“Allora dimmi i leader che ti hanno cambiato la vita”.

E da quasi 10 anni le risposte che sento sono sempre le stesse.

“Mio padre”, “mia madre”, “mia nonna Ada”, “mio fratello Paolo”… “la mia maestra delle elementari”, “il mio professore di storia”, “il sacerdote del mio paese”, “l’allenatore di pallavolo”… Sì, è chiaro, qualcuno risponde anche Steve Jobs, Bill Gates, Lady Gaga o Papa Francesco, ma il 93% (la cifra non è buttata lì a caso, ma è frutto di un lavoro certosino che porto avanti da parecchio tempo inserendo in un grafico tutte le risposte avute in questi anni) scrive sul foglio parenti, amici o educatori che ha avuto. Come ho spiegato prima, nell’introduzione non metto alcun limite: potrebbero scrivere quello che vogliono, potrebbero parlare di chiunque. Eppure la stragrande maggioranza risponde così.

Cosa voglio dire? Un concetto semplice, ma rivoluzionario al tempo stesso. In totale controtendenza rispetto alla letteratura e ai corsi sulla leadership che, oggi, vanno per la maggiore: i leader che ci hanno cambiato o che continuano a cambiarci la vita non sono gli influencer o grandi personaggi della storia mondiale, non sono cantanti, attori o calciatori famosi, ma nostra madre, nostro padre, la nostra maestra…

E quando chiedo le motivazioni, anche qui le risposte sono sempre le stesse: “mi ha voluto bene”, “mi è stato vicino nei momenti difficili”, “mi ha insegnato il sacrificio”, “ha saputo abbracciarmi quando ne avevo bisogno”…

Insomma motivazioni che non si apprendono nei libri o facendo il corso strafico del santone di turno. Attitudini umane che, volendo, abbiamo tutti dentro. Non servono master per essere leader e per influenzare qualcuno. Non occorre la laurea. Serve voler bene alle persone. Serve vivere da leader la leadership che tutti - nessuno escluso e nostro malgrado – abbiamo. Ma questo punto lo approfondiremo più in là.

Adesso portiamo a casa la consapevolezza che anche noi senza volerlo, forse, stiamo influenzando qualcuno. Sarebbe bello se, tra una decina di anni, questo qualcuno scrivesse su un foglio il nostro nome quando, un formatore attempato e con i sandali, gli farà fare un questionario in un corso sulla leadership…



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