• Gigi De Palo

29. Leadership e competenza

Domanda retorica, ma non scontata: la competenza è importante nella leadership? A mio avviso, determinante. Di fatto, le persone che ti seguono non lo fanno perché sei bella, carina, gentile o per riverenza, perché magari hai un ruolo superiore al loro. Gran parte dell’influenza che tu puoi esercitare sugli altri scaturisce dalla tua competenza. Su che cosa sei cintura nera? E che cosa hai studiato, vissuto, sperimentato tanto da poterlo mettere al servizio degli altri?

Quando ero presidente delle Acli di Roma mi occupavo anche di formare i dipendenti del Patronato. In quelle occasioni formative spiegavo come davanti alle fragilità che ci vengono raccontate da chi viene a chiederci aiuto è fondamentale avere un atteggiamento umile, di chi si mette al servizio, di chi ascolta senza giudicare ed è pronto e disponibile a comprendere. D’altra parte però è fondamentale anche conoscere la materia, altrimenti le persone in difficoltà si sentirebbero sì accolte, ma non riuscirebbero a risolvere il loro problema. A tal proposito mi vengono in mente Fabrizio e Clara.

Fabrizio, cintura nera di promozione sociale, conosceva a menadito tutte le regole, le postille, le possibilità per una persona di ricevere una risposta per i suoi problemi. Anziani con disabilità? Nessun problema. Immigrati che chiedono il ricongiungimento familiare? Una formalità… Le sapeva tutte! Però non di rado dovevamo intervenire perché aveva un carattere irascibile e scontroso.

Poi c’era Clara, umanamente imbattibile, persona fantastica, sempre al servizio, disponibile e accogliente. Una specie di madre o di sorella per chi veniva nei nostri uffici. Tutti la cercavano perché sapeva metterti a tuo agio.

Un giorno il direttore di una grande azienda che doveva andare in pensione mi chiese di confrontarsi con qualcuno esperto di Patronato. Lo misi in contatto con Clara che, con la sua dolcezza e disponibilità mi avrebbe fatto fare sicuramente bella figura. E così fu perché dopo un paio di giorni il dirigente mi chiamò per ringraziarmi.

Dopo un mese, io, pignolo e rompiscatole anche sui feedback che voglio ricevere, lo richiamai per monitorare bene la situazione. La sua risposta mi stese: “Presidente, Clara è stata di una disponibilità unica, ha fatto tutte le pratiche in pochissimo tempo, abbiamo fatto la richiesta di pensione rapidamente. Il problema è che non mi aveva detto che se avessi inserito anche un altro documento nella richiesta, molto probabilmente avrei preso di più di quanto andrò a prendere”. E mentre me lo raccontava notai la sua, giusta, delusione.

Lo feci parlare immediatamente con Fabrizio per provare a risolvere il problema che noi stessi gli avevamo creato. E per fortuna ci riuscimmo e mostrammo, nonostante tutto, competenza e attenzione.

Cosa voglio dire con questo racconto? Semplicemente che la competenza senza l’accoglienza diventa saccenteria, erudizione, conoscenza che non si trasforma in concretezza. Così come l’accoglienza senza competenza diventa ignoranza. Per questo un leader deve sviluppare contestualmente sia una competenza tecnica che uno spirito di servizio, contaminando vicendevolmente l’una con l’altro. Molto spesso tendiamo a valorizzare uno dei due aspetti tralasciando l’altro, ma una buona leadership etica sa essere accogliente e competente al tempo stesso. Non è facile, ma è necessario. Ma la buona notizia è che si possono formare ed educare tutti e due gli aspetti. Basta volerlo. Dipende – come sempre – da noi.



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