• Gigi De Palo

28. Sentirsi in debito

Da cinque anni giro l’Italia in lungo il largo per il mio lavoro di presidente del Forum delle Famiglie e di formatore alla leadership etica. Tantissimi chilometri, tantissime serate fuori casa. Alla fine dei miei interventi, dai partecipanti arriva sempre una domanda: “Ma chi te lo fa fare?” Credo che questa sia la domanda delle domande. Una domanda che a che fare non solamente con il nostro lavoro, ma anche con il senso della nostra vita. Una domanda che, quando siamo stanchi, tremati, soli, incompresi ci erutta dall’anima: chi ce lo fa fare?

E voi? Ci avete mai pensato: chi ve lo fa fare? Che cos’è che ci spinge a lavorare più di quanto dovremmo? A non limitarci a timbrare il cartellino? A dare seguito all’urgenza, a quell’ansia positiva che sentiamo nel cuore? Cosa spinge un leader, un’imprenditrice, un dirigente a lavorare quel pezzetto in più. A provare a fare la differenza dandosi letteralmente in pasto. Spaccandosi la schiena quando potrebbe fare molto meno di quello che fa? Cosa c’è di etico in tutto questo? Può mai essere etico stare meno tempo con la famiglia e con i figli per lavorare un’ora in più? Questo lo sa solamente ciascuno di noi. Non sentirete mai dalla mia bocca e non leggerete mai su questo blog un invito a passare meno tempo in famiglia. Ci mancherebbe altro: abbiamo detto in precedenza che un buon leader è anche un buon marito e un buon padre, perché siamo un’unica persona, non abbiamo tante facce.

Ma allora che cos’è che spinge chi ha un ruolo di responsabilità a lavorare quel pezzetto in più rispetto a quanto pattuito, rispetto all’orario, rispetto alla norma scritta?

I soldi? Si, forse alcuni lo fanno per quello.

Il successo? Beh, sicuramente per molti è una molla a dare sempre di più.

Si, ma non basta. O almeno per me soldi e successo non sono realmente appaganti. Definitivamente appaganti.

La risposta che mi sono dato in tutti questi anni tra associazionismo e formazione è: il sentirmi in debito. Avere la consapevolezza che si sia ricevuto tanto, che la nostra vita è piena di doni immeritati, che il lavoro è un modo attraverso il quale possiamo cercare di pagare quel debito con la nostra vita. Questo è etico. Come lo è mettere a disposizione i talenti nei confronti degli altri, preoccuparsi non solamente del guadagno, ma anche della crescita delle persone. A che serve guadagnare di più se non c’è una ricaduta sociale del tuo guadagno? A che serve cronometrare le proprie ore di aula se le persone che stai formando non hanno compreso pienamente quello che stai dicendo? Sentirsi in debito è il primo passo per essere un buon leader. I grandi imprenditori, infatti, non si sono mai preoccupati soltanto del loro guadagno, ma hanno cercato di lasciare un segno anche sul territorio. Quel territorio da cui hanno ricevuto molto. Quel territorio in cui sono nati, cresciuti e si sono formati. Hanno pagato un debito silenzioso che avevano. Che non è un peso che schiaccia, ma la gioia di ridare quanto ricevuto. Non è una catena che imprigiona, ma il desiderio di restituire le opportunità donate. E a tal proposito siamo tutti in debito, abbiamo qualcuno a cui dire "grazie".



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