• Gigi De Palo

24. La terza via della leadership

Tra le tante polemiche dei nostri giorni, ce n’è una che ha riempito le pagine dei giornali e dei social. Mi riferisco alla Dad, la didattica distanza e alla chiusura delle scuole durante questa pandemia. Ma cosa c’entrano la Dad o la chiusura delle scuole con la leadership? Tanto, anzi tantissimo. La leadership c’entra sempre con tutto!

Come sapete ho cinque figli, quindi per quanto riguarda la scuola posso dire di avere una visuale privilegiata. Tranne alla scuola materna, ho figli alle elementari, alle medie e al liceo. Quello che sta emergendo è che, oltre ai normali problemi tecnologici, sono subentrati nel tempo enormi problemi educativi e motivazionali. Non solo nei nostri figli, ma soprattutto nei genitori e nei docenti.

Questa pandemia ci sta mostrando quanto sia determinante essere un leader aperto al cambiamento (e non solo a parole), capace di trasformare – veramente - le difficoltà in opportunità. Nella mia esperienza ho notato che dinanzi ai problemi ci sono, grosso modo, tre atteggiamenti differenti:


-il primo è quello di trovare sempre un colpevole, un nemico, un capro espiatorio (a tal proposito vi consiglio di leggere qualcosa di René Girard). E questo tema lo approfondiremo anche nelle prossime puntate perché è importantissimo…


-il secondo è quello di negare i problemi, di minimizzare la complessità e di leggere tutto nell’ottica del complotto (no vax, no covid, no euro, no tav… insomma no qualcosa)…


-il terzo atteggiamento è quello che preferisco perché contrasta e supera gli altri due che, di fatto, partono da visioni ideologiche del mondo. Mi riferisco alla condotta di chi è consapevole della complessità del tempo attuale e dell’errore nel voler trasformare ogni cosa in una scelta tra il bianco o il nero. Ovvero l’atteggiamento di chi sa bene che - sicuramente - ci sono responsabilità ed errori nella gestione politica e tecnica pandemia, ma non per questo si deve buttarla in caciara banalizzando ogni questione. Quello di chi sa che c’è comunque una partita da giocare provando a trasformare le difficoltà in occasioni.


E quello che sto riscontrando, ascoltando dal corridoio le lezioni a distanza dei miei figli, è l’eterogeneità dei professori. Una sorta di cuius regio eius religio. Ti può toccare la prof insoddisfatta e rassegnata che se la prende con tutto e con tutti denigrando la sua stessa scuola e il Ministero, incapace di motivare i ragazzi davanti alle lezioni a distanza. Ti può capitare quella stakanovista e incosciente che riaprirebbe le scuole indipendentemente dai contagi e che, sotto sotto, crede che il Covid sia un’influenza diventata famosa. Ma ti può capitare anche la professoressa motivata, che ci crede e dà la vita davanti ad una telecamera per far innamorare i ragazzi alla sua materia. Che si è studiata i programmi più fichi per condividere idee e proposte attirando l’attenzione dei ragazzi nonostante non si possa fare lezione in presenza.


Vedete che c’entra sempre la leadership? Se dopo più di un anno di pandemia non abbiamo capito che la Dad è solo uno strumento e che forse, per alcuni professori, è la grande occasione che gli è stata data per fare bene i professori. La livella educativa per ripartire da capo e per valorizzare appieno la propria vocazione di docenti. Per amare il loro lavoro. Per far nascere il desiderio di insegnare nei loro studenti, per propagare una specie in via d’estinzione, ma importantissima, quella del professore…

Allora abbiamo un problema. Un grande problema. Anche qui è una questione di leadership, di motivazione, di fame, di desiderio, di passione. Un buon leader sa bene che anche il terreno più difficile da coltivare se ci metti amore, se lo studi, se ci “perdi” del tempo può portare frutto. E non c’è un leader più leader di un docente.


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