• Gigi De Palo

23. Un leader sui generis…

La scorsa volta abbiamo parlato della fragilità come risorsa per una leadership che duri nel tempo. Questa volta, complice anche il tempo che stiamo vivendo, vorrei ritornare – in parte – sull’argomento.

Come dovrei averti raccontato mi sono laureato in storia. Una passione, la mia, che fonda le sue radici ai tempi della terza elementare, grazie alla maestra Cantisani, che mi ha fatto innamorare di questa scienza (a proposito di leader che hanno segnato la nostra vita). Per comprendere il mondo globalizzato e postmoderno in cui viviamo oggi sono nati nuovi filoni storiografici di approfondimento. Il più famoso di questi è senza dubbio la World History un metodo d'insegnamento e di indagine storiografica che si propone di analizzare la storia da una prospettiva globale superando le visioni nazionali e regionali. Recentemente ho letto un articolo interessante in cui si raccontava di alcuni studiosi che hanno iniziato a leggere la storia del mondo a partire dalla vita e dall’impatto dei grandi personaggi del passato. Una storia interpretata alla luce di una chiave di lettura storiografica che mette al centro le varie leadership.


Pericle, Alessandro Magno, Cesare, Cleopatra, Gengis Kan, Carlo Magno, Maometto, Carlo V, Napoleone, Washington, Robespierre, Garibaldi, Hitler, Stalin, De Gaulle, Churchill… e chissà quanti ne abbiamo omessi (la scelta – onde evitare polemiche ideologiche - è stata operata da mio figlio e da un suo compagno di classe). Un inciso: se ci fate caso sono quasi tutti leader, maschi. Mi piace constatare che, se ci mettessimo a fare un elenco dei vari leader contemporanei, uscirebbero molti nomi femminili: Angela Merkel, Kamala Harris, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde, la regina Elisabetta e le tutte le numerose prime ministre dei Paesi scandinavi di cui ometto i nomi per difficoltà di pronuncia.

Ma non è questo il punto di cui volevo parlarvi oggi.


Prendendo l’elenco dei nomi dei leader che hanno fatto la storia del mondo da Pericle a Churchill, emerge chiaramente che le motivazioni per le quali hanno influenzato le vicende storiche sono da ricondursi a questioni politiche, economiche o militari. Soldati esperti e valorosi, politici scaltri in grado di prendere le giuste decisioni, re che hanno cambiato il corso degli eventi con le loro scelte, condottieri capaci di infiammare il cuore dei loro soldati. Insomma metodologie di leadership molto simili tra di loro.


Ma non vi sembra che manchi qualcuno di imprescindibile da quell’elenco?

Vi do un aiutino: si tratta di un personaggio realmente esistito nato 2021 anni fa che ha influenzato il mondo senza i requisiti e le caratteristiche dei leader citati poco fa.

Non aveva un esercito se non qualche poveraccio che lo seguiva (fino ad un certo punto peraltro), non era ricco ed economicamente le sue teorie erano e tutti a perdere, non era l’immagine della scaltrezza: basta vedere la fine che ha fatto.

Eppure, possiamo essere credenti o non credenti, ma se siamo onesti intellettualmente è innegabile che abbia cambiato più di chiunque altro il modo di pensare dell’uomo, almeno quello occidentale. Basti pensare che una delle categorie più importanti a cui facciamo riferimento, il tempo, viene calcolata dal giorno della sua nascita. Come a dire che c’è un prima e un dopo la sua nascita. Una cosuccia da poco…

Possiamo essere devoti o atei, praticanti o bestemmiatori, ma non c’è stato un leader capace di influenzare così tanto il mondo come Gesù Cristo. E la cosa più bella è che questa sua leadership rompe totalmente i canoni e gli schemi non solo delle altre leadership che si sono susseguite nella storia dell’umanità, ma anche dei modelli utilizzati nella formazione contemporanea. Figlio di un falegname e di una donna considerata una poco di buono, circondato da amici umili e ignoranti, privo di possibilità economiche, nato in una piccola insignificante città della Palestina, morto da innocente, crocifisso come i malfattori. La figura di questo uomo (per alcuni anche Dio, per altri solo uomo, ma fa lo stesso ai fini di quello che voglio dirvi) ci mostra in maniera inequivocabile come la leadership non riguardi solo i capi di stato, ma ciascuno di noi. Perché se il figlio di un falegname nato in Palestina è riuscito a scandire il tempo dal giorno della sua nascita, anche noi siamo chiamati a grandi cose. Basta vivere da leader la leadership che abbiamo. Basta fare un capolavoro con quello che stiamo vivendo. Basta – pare facile – dare la vita nella nostra missione!


Buona Pasqua, anzi ormai Pasquetta e mangiate tanto!


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