• Gigi De Palo

20. Educare l’insoddisfazione

La maggior parte delle persone che ho incontrato e che incontro nei miei percorsi sulla leadership fondamentalmente ha un unico obiettivo: cambiare la propria vita. C’è una grande insoddisfazione generalizzata, acuita dalle sollecitazioni che arrivano ad ogni livello.


La tua vita è uno schifo.

Lavori tanto e guadagni poco.

Se segui i miei consigli avrai successo.

Adesso è il momento di svoltare.

Puoi ambire ad una vita molto migliore di quella che stai vivendo...


E potrei continuare ancora per molto.

Molte persone odiano la quotidianità che stanno vivendo e farebbero di tutto pur di cambiare qualcosa. Desiderano talmente tanto dare una sterzata alle loro giornate che sono disposti a pagare anche tanti soldi pur di vedere una trasformazione. Molti chiedono una svolta dal punto di vista economico, altri non sono felici di quello che fanno ogni giorno e pensano che la felicità dipenda da un nuovo lavoro. Altri ancora desiderano il successo, la fama. Rincorrono l’idea di un rovesciamento, capace di trasformarli da impiegati perdenti a influencer vincenti e di successo.

E non sono desideri sbagliati, per carità, tutti vogliamo provare a migliorare la nostra condizione. Quello che mi colpisce e che mi lascia perplesso è il fatto che la maggior parte delle persone voglia un cambiamento radicale in poco tempo. E come se, dentro di loro, sotto sotto, pensassero che facendo l’ennesimo corso sulla leadership, quello possa essere determinante per la rivoluzione della loro nuova vita. E la fatica più grande è quella di dover mostrare e far capire che non è un corso che può cambiare la vita, quanto la loro consapevolezza. Non è un’abbuffata che modifica i tuoi occhi, ma i comportamenti quotidiani che un corso può accendere o risvegliare.

Anche perchè nessuno può violentare la tua pigrizia o la tua accidia. Nessuno può cambiare per te. Nessuno può costringerti a crescere. Nessun “santone” o “guru” può dare la vita per te. Al massimo può mostrarti come la sa dare lui. È come negli allenamenti – e lo dico dall’alto della mia pancetta – nessuno potrà mai fare gli addominali al posto tuo.

E un libro o un corso sulla leadership non potranno mai violentare la tua libertà, possono offrirti una chiave di lettura, possono darti consigli esperienziali, possono aprirti strade nuove, ma non saranno mai il libretto delle istruzioni della tua vita. Perché ogni vita è diversa e siamo impronte digitali irripetibili.

Per questo invito sempre a diffidare dai guru o dai santoni di turno che la fanno facile e che promettono facili guadagni: qui si tratta di trovare le parole giuste e toccare le corde capaci di far muovere l’elefante che è in noi sapendo, tuttavia, che la felicità non è necessariamente nel cambiare la propria vita, ma più spesso e nel viverla dandogli un sapore diverso.


A tal proposito ricordo un professore che mi raccontò questa storiella.

C'era un re che aveva un servo molto ma molto felice. Così il re lo chiamò e gli disse: "Perché, paggio, sei così felice?". "Perché ho tutto ciò che mi serve: mia moglie, i miei figli, la mia casa, ogni tanto qualche moneta. Non mi serve niente di più". Il re però era infastidito che un suo servo fosse così felice mentre lui, che aveva tutto, non lo era. Così chiamò i suoi consiglieri: "Voglio la felicità del paggio". Ma i consiglieri di corte gli dissero: "Non può averla mio sire. Però può sottrargliela". "Sì, come?". Faccia così: "Prenda una borsa con 99 monete e gli dica: "Queste 100 monete sono un regalo per te. Ma tu non devi dire che te le ho date io. Anzi adesso le porterai con te, le nasconderai e le potrai guardare e usare non prima di tre mesi". E così fece. Al servo non sembrò vero di avere così tanta fortuna. Nascose la borsa e aspettò i tre mesi. Era felicissimo, ma quando aprì la borsa scoprì che le monete non erano 100 ma 99: "Com'è possibile? Chi me ne ha rubata una? Il re? No, non è possibile, che sia stato il re: che differenza fa per lui una più o una meno? Mia moglie? Si potrebbe proprio essere stata lei (e cominciò a guardarla con diffidenza). I miei figli? (E anche con loro iniziò ad essere sospettoso). Il mio amico che viene sempre qui a casa nostra (e non lo invitò più)?". Il paggio che aveva avuto le 99 monete, invece di vedere ciò che aveva, continuò a guardare a ciò che mancava, e fu per sempre triste.


E’ proprio così: le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che sanno tirare fuori il meglio da ciò che hanno. E questo lo può fare chiunque e in questo libro proveremo a ricordarlo…




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