• Gigi De Palo

13. Il ruolo del leader durante la pandemia

Alla luce del fatto che, in questo periodo ho ricevuto molte telefonate da parte di dirigenti d’azienda o di imprenditori che, sostanzialmente, chiedono di tornare il prima possibile alla normalità, al pre-covid, voglio tornare sull'argomento toccato anche nell'ultimo articolo. Potranno realizzare questo loro desiderio? Tutto tornerà come prima? Ne dubito. Siamo tutti un po’ disorientati: lo smart Working, anche se di fatto lo dovremmo chiamare home working, ha generato nuovi punti di riferimento, nuove necessità, nuove esigenze per leader e dipendenti a tutti i livelli. Basti pensare alle richieste che, come presidente del forum delle famiglie, mi stanno arrivando dalle aziende per cercare di armonizzare il tempo del lavoro con quello della famiglia.

La pandemia, infatti, ha dato origine ad una sorta di “mutazione”. Abbiamo capito che qualcosa può cambiare. Che si può rompere uno schema. E, soprattutto, che le metriche della leadership che andavano di moda fino a febbraio sembrano un po’ datate: urge una revisione. Come mai i leader non hanno saputo anticipare i tempi di questo cambiamento epocale? Doveva arrivare una pandemia per capire che il cosiddetto smart working migliora la qualità della vita e il rendimento dei dipendenti? Eppure i dati per comprendere ed anticipare il fenomeno li avevamo tutti sotto gli occhi. La ricerca dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano già nel 2018 sottolineava i vantaggi dei modelli di lavoro agile:

+15% di incremento di produttività del lavoratore;

-20% della riduzione del tasso di assenteismo;

+80% del miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata;

E se alla fine del 2019 lo stesso Osservatorio aveva calcolato circa 510-520 mila lavoratori in smart working, oggi i numeri sono di gran lunga superiori, quasi 2 milioni secondo il Ministero del Lavoro, 8 milioni secondo la Cgil. Lo smart working piace ai dipendenti che, come abbiamo detto, si sentono più liberi di conciliare le esigenze della famiglia con quelle del lavoro e piace alle aziende che ottimizzano i costi e addirittura aumentano la produttività. “Ma qualcuno che ci perde c’è – sottolinea un interessante articolo del Corriere della Sera - Sono i quadri e i dirigenti con ruoli intermedi. Se il dipendente si organizza da solo, il ruolo del capo cambia completamente”. Molto interessante a tal proposito l’indagine condotta da McKinsey su circa 5.000 lavoratori del settore dei servizi. Il 64% degli intervistati valutava i propri capi/leader abbastanza/poco preparati a gestire il proprio team.

Quindi? Dove voglio arrivare?

Da nessuna parte, almeno per oggi. Voglio solo accennare e preparare il terreno ad un concetto a me molto caro che, tra l’altro, dà il nome a questo blog: urge una nuova leadership. Questo è il momento di rompere lo schema. Avremmo dovuto anticipare i tempi noi, ci ha pensato la pandemia a cambiare le carte in tavola. La formazione alla leadership deve reinventare approcci e, soprattutto, fare i conti senza paura con il contesto attuale.



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