• Gigi De Palo

12. Una leadership che rompe gli schemi

Essere leader al tempo del coronavirus non è una questione semplice. Piaccia o non piaccia è giunto il momento di reinventare, o meglio, reinterpretare tutti gli strumenti – anche formativi - utilizzati sinora. Siamo chiamati a fare un salto di qualità, a modificare i parametri della leadership così come l'abbiamo insegnata, raccontata, spiegata in tutti questi anni. Negli ultimi dieci anni si è parlato – spesso a sproposito – di cambiamento, adesso è giunto il momento di concretizzare le tante belle parole che andavano di moda. Non sarà facile per un manager o un dirigente relazionarsi e motivare i suoi dipendenti a distanza, nel tempo dello “smart working” o del “lavoro da casa” come andrebbe più propriamente chiamato, visto che di “smart” c’è stato molto poco, soprattutto se si hanno figli impegnati nella didattica a distanza.

È vero, molte imprese, molte aziende stanno ricominciando a lavorare ai ritmi precovid. I negozi e gli uffici hanno riaperto quasi tutti, ma quello che emerge in molte ricerche fatte in questo tempo è che non vogliamo tornare indietro. In questo periodo mi hanno scritto moltissime lavoratrici che, nonostante le difficoltà di lavorare da casa, se non rischiassero decurtazioni dello stipendio o di essere relegate ad un ruolo più marginale, vorrebbero continuare con questa armonizzazione (nata per causa di forza maggiore) tra lavoro e famiglia. Interessante.

Per questo, dopo la pandemia un leader dovrà trovare parole nuove, chiavi di lettura differenti, motivazioni innovative per ricominciare ad incidere nella sua azienda. E allora perché non provare a rimodulare i percorsi sulla leadership in chiave etica? Perché non provare a mettere al centro non solo il profitto, ma anche il bene comune? Questo tempo ci ha insegnato che nessuno si salva da solo, che siamo interconnessi, che siamo un’unica famiglia umana. Nelle aziende questo è ancora più evidente: il lavoro di squadra non è solo il titolo di un modulo sulla formazione alla leadership che va per la maggiore solitamente introdotto dal video di un film sul football americano con Al Pacino. No, è un dato di fatto. Ma non basterà, questa volta qualche week end di team building tra i boschi per ricreare l’affiatamento perduto.

No, servirà altro perché queste maledette mascherine ci distanzieranno socialmente ancora per un po’ dagli altri. E allora osiamo. Rompiamo gli schemi triti e ritriti, proviamo a mettere altri paletti, a ragionare su altre parole chiave, a trovare la via di una nuova leadership.

Ce la faremo o torneremo ai binari più rassicuranti del “si è sempre fatto così”?



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